| ENERGIA RINNOVABILE |
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ENERGIA E PATRIMONIO INDUSTRIALE PRATESE
Il territorio pratese fin dal medioevo è stato caratterizzato da un articolato sistema di sfruttamento delle acque a fini energetici volto ad azionare i meccanismi delle varie attività produttive che vi si sono sviluppate. Tale importantissimo sistema, per certi versi unico nel panorama italiano, con l’avvento dell’energia elettrica venne interamente riconvertito a quest’ultima produzione, poi completamente abbandonato e quindi dimenticato a seguito della nazionalizzazione della stessa.
Oggi assistiamo ad una crescente rivalutazione di questi siti archeo-industriali ed ai loro manufatti fluviali, e la questione diventa anche più interessante se ad un discorso di recupero si associa anche una riflessione su un tema di grande attualità qual’ è quello della produzione d’energia da fonti rinnovabili, in due parole realizzando il binomio di TRADIZIONE & INNOVAZIONE.
Tali temi peraltro sono diventati di strigente attualità soprattutto in seguito al protocollo di Kyoto con il quale i paesi industrializzati si sono impegnati ad attuare una progressiva riduzione delle emissioni inquinanti nell’atmosfera. Nella fattispecie l’Italia, nel recepirlo, dal 2001 si è impegnata da parte sua a produrre energia da fonti rinnovabili nella misura del 2% rispetto all’intera produzione nazionale.
In un contesto di interventi sostenibili, diventa inoltre particolarmente significativo riutilizzare i patrimoni preesistenti quali sono, appunto, i numerosi manufatti idraulici lungo il Bisenzio (pescaie, gore, margoni), con una conseguente ottimizzazione delle risorse territoriali che peraltro avrebbero un IMPATTO AMBIENTALE NULLO.
Scendendo nel dettaglio, va sottolineato che una turbina idraulica, nei momenti di attività produce 24 ore al giorno senza sosta e che gli impianti sono localizzati vicino agli utilizzatori o comunque alla rete elettrica (solitamente gran parte dell’energia prodotta viene invece persa lungo gli elettrodotti).
Pur considerando che attualmente le portate del Bisenzo sono sensibilmente diminuite và evidenziato che per contro si dispone di una migliore tecnologia atta ad ottimizzare le risorse esistenti.
I singoli impianti tuttavia costituirebbero delle realtà produttive poco rilevanti, ma il discorso cambia se osserviamo il fenomeno nella sua interezza numerica. L’insieme di queste micro-centrali potrebbe cioè essere visto come una sorta di unico impianto virtuale la cui potenza è espressa dalla somma delle singole produzioni, andando a costituire così una sorta di CENTRALE ELETTRICA DIFFUSA.
Ma ciò che renderebbe veramente interessante il progetto, oltre all’aspetto storico e ambientale, sono una serie di incentivi di carattere nazionale e regionale.
Esiste infatti un contributo della Regione Toscana fino al 30% a fondo perduto confermato anche per il 2004 per tutti coloro che attivano impianti per produzione di energia da fonti rinnovabili.
A livello nazionale sono invece stati istituiti i cosiddetti Certificati verdi (Decreto Bersani) per i primi 8 anni di produttività di impianti che producono energia da fonti rinnovabili, che hanno un controvalore stabilito anno per anno.
Per tali certificati esiste un vero e proprio mercato in quanto ogni azienda produttrice di energia è obbligata produrre il 2% da fonti rinnovabili oppure ad acquistarne il corrispettivo in cetificati verdi. Questi incentivi porterebbe quindi ad ammortizzare il costo dei nuovi impianti nei primi tre anni di attività.
Riepilogando si otterrebbe quindi la valorizzazione del patrimonio storico industriale incentivando il riutilizzo di quello dismesso o in dismissione dando contemporaneamente una risposta economicamente ed ecologicamente sostenibile al problema dell’energia.
Del progetto ha dato conto anche la stampa e la televisione:
Il Tirreno 04/04/2004
La Nazione 04/04/2004
Il Tirreno 02/06/2004
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